La congiuntura economica negativa incombe ormai un pò ovunque nel mondo, figuriamoci in quello del calcio. Ma forse c’è ancora chi aspetta Godot.
Poche ore fa ho partecipato alla riunione indetta dall’attuale presidenza dell’Ischia Calcio, che in maniera estremamente diligente ha voluto fare il punto della situazione a una settimana dalla conquista della salvezza e della conseguente permanenza in serie D, ma anche a diciotto giorni dal termine ultimo per l’iscrizione al prossimo campionato: un termine, questo, rispetto al quale al momento non v’è alcuna certezza di esser pronti.
Dall’incontro di cui sopra è emersa la possibilità che uno degli ex presidenti dell’Ischia, Roberto Goveani, accetterebbe di tornare al timone del team gialloblu, dopo aver ricevuto un preciso invito dai tifosi in tale direzione.
Ma la domanda sorge spontanea: di questi tempi, ci sono ancora benefattori nel calcio? Veramente basta il mecenate di turno per guardare al futuro “pallonaro” di casa nostra con serenità? Credo che neppure i più appassionati tifosi ne siano convinti. Vero, ragazzi?
Io credo che Goveani, notoriamente non stupido, abbia bisogno di un progetto imprenditoriale serio legato all’eventualità di occuparsi dell’Ischia. Sì, imprenditoriale! Perché il calcio non è più un giocattolo da ricchi (e non certo da poveri), ma vera e propria impresa. E tutti sappiamo bene che per giungere al traguardo della C -livello minimo per essere considerati degni di attenzione da parte dei Clubs con la C maiuscola, con tutti i vantaggi conseguenti- serve un vero e proprio piano industriale in cui nessuno ha voglia di guadagnarci nulla, ma nemmeno di rimetterci le penne.
E poi -diciamocelo francamente- la gente è stanca di profondere i propri sforzi economici, piccoli medi o grandi che siano, senza aver mai voce in capitolo nella vita della società, anche se in debita proporzione alla quota versata. Così come non si potrà pretendere che i vari Scotti, Di Meglio, Bazzoli, Di Costanzo, Federico e pochi altri rappresentino in eterno l’ancora di salvezza dell’Ischia. In primo luogo, come tutti, essi non sono eterni; secondo, è necessario dimostrare a noi stessi e agli altri la vera voglia di partecipare di ciascuno di noi, in linea con le proprie concrete possibilità.
Ecco perché vedo di buon occhio la soluzione dell’azionariato popolare proposta da Antonio Riccio: sicuramente non la panacea per affrontare senza problemi il campionato 2010-2011, ma più che un punto di forza su cui seminare per il futuro a partire dal prossimo anno. Parliamoci chiaro, amici: i tempi non consentono stravizi e non lasciano trasparire troppi tycoon o sponsor milionari, pronti dietro l’angolo a fare il bene della nostra squadra; ma se riusciamo a stare concretamente insieme, rimuovendo steccati e vecchi rancori, si può approdare senz’altro a qualcosa di buono nel medio termine. E dinanzi a una visione chiara e seria delle cose, ben venga il Goveani di turno (come qualsiasi altro personaggio facoltoso) che ci porti per mano per tornare nel calcio che conta.
Il mio unico rammarico rispetto alla riunione odierna è stato quello di non aver chiesto a Gianni De Vivo a quanto ammontasse la quota pro capite da lui stimata per i “cinque soci pesanti” (questa la sua definizione) su cui basare la squadra, e dei cui tre quinti si è fatto carico personalmente davanti a tutti. Glielo sto per chiedere via sms: è un pò tardi per chiamarlo!
Tutto sommato, sono d’accordo con il mio amico Luigi Iannucci: quella di stasera, è stata una riunione estremamente positiva, ben oltre le più rosee aspettative. E nel mio piccolo, spero di aver dato un contributo utile alla discussione.
FORZA ISCHIA

