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Ci sono ancora benefattori nel calcio?

22 giugno 2010

La congiuntura economica negativa incombe ormai un pò ovunque nel mondo, figuriamoci in quello del calcio. Ma forse c’è ancora chi aspetta Godot.

Poche ore fa ho partecipato alla riunione indetta dall’attuale presidenza dell’Ischia Calcio, che in maniera estremamente diligente ha voluto fare il punto della situazione a una settimana dalla conquista della salvezza e della conseguente permanenza in serie D, ma anche a diciotto giorni dal termine ultimo per l’iscrizione al prossimo campionato: un termine, questo, rispetto al quale al momento non v’è alcuna certezza di esser pronti.

Dall’incontro di cui sopra è emersa la possibilità che uno degli ex presidenti dell’Ischia, Roberto Goveani, accetterebbe di tornare al timone del team gialloblu, dopo aver ricevuto un preciso invito dai tifosi in tale direzione.

Ma la domanda sorge spontanea: di questi tempi, ci sono ancora benefattori nel calcio? Veramente basta il mecenate di turno per guardare al futuro “pallonaro” di casa nostra con serenità? Credo che neppure i più appassionati tifosi ne siano convinti. Vero, ragazzi?

Io credo che Goveani, notoriamente non stupido, abbia bisogno di un progetto imprenditoriale serio legato all’eventualità di occuparsi dell’Ischia. Sì, imprenditoriale! Perché il calcio non è più un giocattolo da ricchi (e non certo da poveri), ma vera e propria impresa. E tutti sappiamo bene che per giungere al traguardo della C -livello minimo per essere considerati degni di attenzione da parte dei Clubs con la C maiuscola, con tutti i vantaggi conseguenti- serve un vero e proprio piano industriale in cui nessuno ha voglia di guadagnarci nulla, ma nemmeno di rimetterci le penne.

E poi -diciamocelo francamente- la gente è stanca di profondere i propri sforzi economici, piccoli medi o grandi che siano, senza aver mai voce in capitolo nella vita della società, anche se in debita proporzione alla quota versata. Così come non si potrà pretendere che i vari Scotti, Di Meglio, Bazzoli, Di Costanzo, Federico e pochi altri rappresentino in eterno l’ancora di salvezza dell’Ischia. In primo luogo, come tutti, essi non sono eterni; secondo, è necessario dimostrare a noi stessi e agli altri la vera voglia di partecipare di ciascuno di noi, in linea con le proprie concrete possibilità.

Ecco perché vedo di buon occhio la soluzione dell’azionariato popolare proposta da Antonio Riccio: sicuramente non la panacea per affrontare senza problemi il campionato 2010-2011, ma più che un punto di forza su cui seminare per il futuro a partire dal prossimo anno. Parliamoci chiaro, amici: i tempi non consentono stravizi e non lasciano trasparire troppi tycoon o sponsor milionari, pronti dietro l’angolo a fare il bene della nostra squadra; ma se riusciamo a stare concretamente insieme, rimuovendo steccati e vecchi rancori, si può approdare senz’altro a qualcosa di buono nel medio termine. E dinanzi a una visione chiara e seria delle cose, ben venga il Goveani di turno (come qualsiasi altro personaggio facoltoso) che ci porti per mano per tornare nel calcio che conta.

Il mio unico rammarico rispetto alla riunione odierna è stato quello di non aver chiesto a Gianni De Vivo a quanto ammontasse la quota pro capite da lui stimata per i “cinque soci pesanti” (questa la sua definizione) su cui basare la squadra, e dei cui tre quinti si è fatto carico personalmente davanti a tutti. Glielo sto per chiedere via sms: è un pò tardi per chiamarlo!

Tutto sommato, sono d’accordo con il mio amico Luigi Iannucci: quella di stasera, è stata una riunione estremamente positiva, ben oltre le più rosee aspettative. E nel mio piccolo, spero di aver dato un contributo utile alla discussione.

FORZA ISCHIA

E’ giusto partecipare all’ennesima colletta per l’Ischia Calcio? Vota il sondaggio!

3 gennaio 2010

Chi è solito frequentare il mio sito sa bene che ho sempre rivolto un certo interesse alle questioni afferenti l’Ischia Isolaverde Calcio. All’inizio del campionato in corso, mentre tutti temevano il peggio sin dalla prima giornata per la compagine societaria che si era venuta a creare alla guida dell’Ischia, non comprendendone i motivi, fui pronto ad incoraggiarla e non solo per la vittoria esterna contro il Pianura, ma per una vena di insolito attivismo che i dirigenti in carica mi parvero dimostrare con acquisti a raffica e entusiasmo da vendere, nonostante la loro inesperienza.

Devo anche dire che non ricordo nemmeno nei tempi più bui della nostra squadra una dirigenza rimasta senza il becco di un quattrino già a novembre, al punto da dover svincolare i suoi giocatori migliori, ma soprattutto da lanciare troppo presto messaggi d’allarme per scongiurare finanche il rischio che il calcio ad Ischia scomparisse.

Non più tardi di quattro giorni fa, il mio amico Salvatore Federico (la cui passione gialloblé spesso travalica la stessa ragione) mi chiamò per chiedermi accoratamente di partecipare a una sorta di colletta per “salvare il calcio ad Ischia“, invitandomi a raccogliere contributi anche di soli cento euro cadauno pur di sostenere la causa. Di questa colletta e dei pochissimi che vi hanno aderito, ho letto notizia anche dal sito di Teleischia.

Come sempre, all’inizio di questo campionato la nostra azienda di famiglia non ha fatto mancare il suo modestissimo contributo economico alla società. Ma in questa occasione, giudicatemi come Vi pare, mi sono rifiutato di partecipare.

Perché? E’ semplice! Innanzitutto Vi risparmio il mio solito pistolotto -sempre più fondato, visti gli eventi- sull’incapacità assoluta di noi Ischitani di STARE INSIEME, nello sport come nella politica, nell’associazionismo come nell’impresa. Ma consentitemi di dire che trovo a dir poco offensivo che si continuino a chiedere soldi alla gente, senza prima quantificare con chiarezza come sono state spese le somme a disposizione dall’inizio del campionato ad oggi, ma soprattutto a quanto ammonti il “buco” da colmare e l’esigenza di bilancio cui far fronte per concludere senza problemi, ma soprattutto salvi, il campionato in corso.

Detto questo, e volando alto rispetto alle pur legittime critiche che potrei rivolgere a chi, nell’ambito di più candidature politiche, ha promesso impunemente una squadra da categoria superiore e contributi plurimilionari di cui non c’è traccia, penso che alla fine di questo campionato (nell’ipotesi ottimistica di riuscirci ad arrivare) sarà il caso di interrogarsi sull’opportunità o meno di proseguire questo genere di calvario, che offende l’intelligenza delle persone, ma soprattutto di quei tifosi la cui passione non merita di soffrire ulteriormente. Altro che collette…

Se il nostro contesto sociale, la nostra classe imprenditoriale, la gente comune e i tempi che corrono si dimostreranno ancora una volta inadeguati -o forse semplicemente disinteressati- ad avere una squadra di calcio che si rispetti, sarebbe bene prenderne atto e disilludersi definitivamente. Sarà pure un peccato, ma forse il medico ha prescritto a qualcuno di occuparsi necessariamente di calcio?

Sarò curioso di conoscere l’esito del sondaggio che segue.

Enrico Scotti: l’Ischia Calcio nelle vene.

13 dicembre 2008

enrico-scotti

 

 

 

Salvatore Federico, dirigente dell’Ischia Calcio e mio amico, mi aveva invitato questa sera all’incontro alla P.O.A. organizzato da Enrico Scotti per discutere le sorti dell’Ischia a partire dalla fine di questo campionato.
Non ho potuto partecipare per altri improvvisi e concomitanti impegni e la cosa mi è dispiaciuta; in primo luogo perché Sasà, forse sopravvalutandomi, mi vorrebbe sempre presente nelle iniziative che gli stanno a cuore. Ma avrei voluto esserci anche perché mi sembra veramente la prima volta che qualcuno si preoccupi dell’Ischia in tempi decisamente non sospetti. E il fatto che quel “qualcuno” sia Enrico Scotti non è affatto casuale.
Non ho mai avuto grande feeling con Enrico; siamo due caratteri forti e spesso ci siamo anche punzecchiati per ricorrenti diversità di vedute, specie in politica; ma nutro rispetto nei suoi confronti, in particolare per quanto attiene al calcio.
Penso infatti che nonostante il suo caratteraccio (e chi di noi non ce l’ha), il panorama calcistico degli ultimi anni ha dimostrato che la sua assenza dalle varie compagini societarie abbia immancabilmente rappresentato un minus quanto a esperienza e rappresentatività. E per quanto abbia voluto ostentare di non soffrire più di tanto l’assenza dal gruppo dirigente dello scorso anno, lo abbiamo visto spesso dalla terrazza dell’ex vicesindaco e presidente  Antonio Barile a vedere la partita, a dimostrazione del fatto che l’Ischia Calcio, per un motivo o per l’altro, ce l’ha nel sangue.
Cosa manca ad Enrico? Il sorriso. Quello che regala a iosa alle sue tre nipotine e che condirebbe di giovialità molte delle sue compiute affermazioni e teorie; ma se non fosse così apparentemente burbero, forse non lo riconoscerei.
Non conosco le risultanze della riunione di oggi, ma ho la sensazione che sia Enrico, sia gli altri dirigenti di buona volontà che hanno stima in lui, non si fermeranno qui e porteranno avanti un nuovo e più concreto progetto per l’Ischia Calcio. Ma per avvicinare forze nuove all’Ischia, signori miei, certi mercanti dal tempio vanno cacciati. Ci riuscirete?
E poi, Ischia sarà finalmente pronta a guardare avanti e, perché no, anche indietro, pensando a realtà come Castel di Sangro, Sassuolo e tanti altri posti dimenticati dagli uomini che, a differenza della nostra ricca isola, almeno una volta hanno raggiunto persino la serie cadetta?
Chi vivrà, vedrà!

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