Ieri sera in consiglio comunale si è consumata l’ennesima nefandezza da parte della quasi totalità dei colleghi di minoranza. Ma cosa ancor più grave, essi hanno creato una grave commistione con l’attuale maggioranza, votando un candidato revisore dei conti il quale, oltre a non essere stato concordato né con me, né con il collega Giuseppe Di Meglio e la cui elezione ha letteralmente calpestato gli indirizzi originari del gruppo sui criteri di indicazione delle nomine, ha raccolto due voti anche dalla maggioranza. Un evento, questo, che non può senz’altro essere minimizzato con affermazioni del tipo “Visto il prestigio del candidato, ha riscosso consenso anche dall’altra parte“, perché grazie a Dio nessuno di noi dorme con il ciuccio in bocca e tutti ci siamo resi conto di questa malcelata sinergia tra Giosi Ferrandino e Domenico De Siano: bontà loro!
La verità è che tali pseudo-colleghi, dai quali devo escludere necessariamente Ciro Ferrandino e Giuseppe Di Meglio in quanto non appartenenti originariamente alla minoranza consiliare, vivono l’impegno politico secondo una logica che esclude e calpesta il rispetto del prossimo in ogni sua forma, allorquando bisogna avvantaggiare criteri personalistici o, peggio ancora, l’avallo delle imposizioni dei loro referenti, delle cui ingerenze non esitano a lamentarsi privatamente per poi piegarsi a mò di canne al vento alle loro imposizioni “dall’alto”. E la verità è che se la maggioranza di Giosi Ferrandino e compagni è da considerarsi assolutamente inaffidabile e inadeguata alla guida del Paese, di certo questo genere di personaggi non può rappresentare un punto di partenza per costruire un’alternativa credibile.
Era già successo in passato, è successo ieri, sicuramente succederebbe ancora. Ecco perché, per quanto mi riguarda (politicamente parlando), con Luigi Mattera, Paolo Ferrandino, Giovanni Sorrentino, Sandro Iannotta e Gennaro Scotti, la parentesi è chiusa!
Nel giorno della messa pontificale in onore di San Giovan Giuseppe della Croce, così come nel corso della successiva processione via mare, chi ancora non aveva avuto modo di scoprire quanto i nostri compaesani emigrati nelle Americhe si sentano orgogliosamente Ischitani (forse più di tanti di noi), ha potuto constatarlo in prima persona.
La nutrita delegazione proveniente da Mar del Plata (un’autentica “colonia ischitana”, proprio come San Pedro in California), guidata dall’intraprendente Alfonso Vottola, ha partecipato in grand soirée a tutti gli eventi in programma, in particolare ai festeggiamenti del nostro Santo Patrono, sfoggiando una vistosa fascia biancoazzurra ornata da un sottile ma significativo tricolore sovrastante.
Come ha avuto modo di affermare Salvatore Di Meglio -che ha ospitato tutta la delegazione al suo Hotel Terme President- noi tutti dobbiamo molto a questi nostri fratelli. E non solo perché nei tempi duri, i famosi “pacchi” provenienti dall’Argentina risollevavano la qualità della vita a tante nostre famiglie. Essenzialmente, ciascuno di noi dovrebbe prendere esempio da loro, in primis per quell’attaccamento alla terra natia che dalle nostre parti va sempre più svanendo, sebbene è proprio da essa che quasi tutti noi traiamo le nostre fortune. Grazie al Vescovo Strofaldi, l’ultimo Sinodo diocesano ha coinvolto sia Mar del Plata sia San Pedro, e per quanto ne so il loro impegno è stato assolutamente encomiabile.
Ho promesso al fratello di Alfonso Vottola, Gennaro, autorevole anchor man di due radio molto importanti a Mar del Plata, di recarmi quanto prima da quelle parti a conoscere la loro realtà. E sono sicuro che, come già accaduto più volte a San Pedro, riuscirò anche lì a sentirmi a casa, tra amici.
Basta con queste manfrine! La qualità dell’amministrazione Caldoro è tale da non poter consentire gli stessi teatrini cui abbiamo assistito nella disastrosa era Bassolino-Cascetta. E’ legittimo da parte delle compagnie armatoriali private rivendicare ogni agevolazione governativa prevista per le loro attività, ma è impensabile che i cittadini-utenti di tanto in tanto debbano essere utilizzati come merce da ricatto per ottenere attenzione da parte della pubblica amministrazione.
E’ giunta l’ora che la Regione Campania operi una notevole semplificazione nel settore dei trasporti marittimi, affinché la tanto agognata liberalizzazione del settore consenta a chi intende misurarsi sul mercato di farlo senza troppi intoppi burocratici che favoriscono di fatto le compagnie preesistenti, che per la prima volta, con la comunicazione di ieri, sono state seriamente richiamate dalla Regione al rispetto delle regole con tanto di minaccia di sanzioni.
In questo modo, come avviene in tutti i comparti merceologici, l’aumento della concorrenza sarà senz’altro un toccasana, calmierando i prezzi fin troppo esosi, migliorando i servizi, aumentando gli approdi e consentendo ai migliori di farsi preferire dalla clientela. Nel contempo bisognerà opportunamente regolamentare la Caremar, definendone una volta e per tutte il ruolo con un piano industriale degno di un’azienda che si rispetti e tutelando gli attuali livelli occupazionali.”
Ecco come il popolarissimo Jimmy Kimmel (comico e conduttore tv americano sulla ABC) ha scoperto che anche Matthew Fox, come lui, è originario di ISCHIA.
Pat Di Leva (che mi ha segnalato questo video) è la moglie del compianto John Joseph Di Leva, ischitano d’origine e parente del ceppo ischitano dei “Nerone”. L’ho condiviso con lei, mia carissima amica, perché nel mio ultimo viaggio negli USA fu proprio lei a riferirmi che nel corso del Jimmy Kimmel Show, il popolare attore Matt Dillon aveva parlato del suo viaggio “in questa isola stupenda che si chiama Ischia”, di cui aveva tessuto le lodi a proposito dell’ISCHIA GLOBAL FILM FEST del Regina Isabella. E già in quella occasione -anche se non con tanta dovizia di particolari come in questo caso- Jimmy Kimmel rispolverò i suoi natali ischitani. Sia Kimmel che Fox sono molto famosi in Italia, come in tutto il mondo, per la famosa serie televisiva LOST.
E’ molto bello (e al tempo stesso deprimente, se pensiamo a noialtri) scoprire quanto i nostri connazionali d’oltreoceano siano attentissimi a tutto quanto possa riguardare la nostra Isola, che continuano ad amare dal profondo del cuore anche se, in molti casi, non è la loro terra natale. Da loro, credetemi, sotto quest’aspetto abbiamo tantissimo da cui trarre esempio.
Se n’è andato in silenzio, così come in silenzio ha sofferto negli ultimi anni, ospedalizzato in casa sua sotto le cure devote della figlia Nicolina e della sua famiglia. Con Salvatore “Cocò” (il cognome Di Meglio era superfluo per tutti) scompare un personaggio ha sempre rappresentato un esempio di operosità, generosità, ospitalità e, soprattutto, morboso amore per la nostra Isola.
Probabilmente nessuno dei turisti habituées di Ischia non è passato per il suo ristorante-bar all’ombra del Castello Aragonese: per loro, immancabile il dono di una foto del mare in tempesta a cavallo del suo locale, con il Castello di sfondo e la sua dedica, con un autografo tanto elementare quanto denso di orgoglio.
D’ora innanzi, alla buona cucina “targata Cocò” mancherà per sempre l’ingrediente più importante; e nel nostro cuore, invece, un concittadino benvoluto da tutti.
(nella foto: Cocò con il Vescovo Strofaldi, in una manifestazione organizzata dal compianto direttore del quotidiano “Il Golfo”, Domenico Di Meglio – ph. Gerardo Calise)